Metti una sera da Papa Francesco

Lo ammetto, io di andare alla veglia di preghiera per l’apertura del Sinodo sulla famiglia, il 4 ottobre scorso, proprio non ne avevo voglia. Sarà perché il programma, per un’ora e mezza di veglia, ne prevedeva dodici di pullman in neanche una giornata. Sarà perché la mia ultima volta in piazza San Pietro fu per la beatificazione di Wojtyla, quando, dopo una nottata di coda in via della Conciliazione, giurai a me stessa che l’unica beatificazione a cui avrei mai nuovamente partecipato sarebbe stata quella di un parente stretto. Sarà perché mollare quattro figli sotto i dieci anni prevede sempre un tantino di faccia tosta con amici e/o nonni pur molto volenterosi. E infine sarà perché, a dirla tutta, è assai difficile schiodare una pigra cronica dal proprio programmino “marmocchi a letto presto la sera e weekend sul divano.” Tant’è, succede che anche le pigre a volte si schiodano, diciamo così, si disinstallano. Soprattutto se hanno un marito che è molto legato a San Francesco (“e dai… lo sai che ci terrei tanto…”) e soprattutto se il prete che ha organizzato il pullman della diocesi è lo stesso che ha celebrato il loro matrimonio, e ha fatto combutta col marito per stanarle dal loro poltronismo…

Tutto questo preambolo per dire: sì, c’ero anch’io. E c’erano anche le due figlie più grandi, a cui avevamo taciuto che proprio quel sabato sera ci sarebbe stata Martina Stoessel come ospite a Ballando con le Stelle (a dieci anni non c’è Papa che tenga, la vera devozione si riserva solo a Violetta). Due pullman, uno dei quali ospitava il Vescovo, che ci ha ringraziati per la presenza numerosa, forse anche inaspettata. Molte coppie, bambini di tutte le età, più passeggini di quanti avrei immaginato. Un’Eucarestia celebrata nella chiesa dei Carmelitani in via della Conciliazione (credo si chiami Santa Maria del Carmelo in Transpontina), un po’ caotica per la presenza dei più piccoli, ma di sicuro partecipata. Il desiderio di avere più tempo, e non solo quella giornata scarsa, per conoscere un po’ meglio chi era lì, insieme a noi, a condividere una coda ai metal detector, magari con un lattante in braccio. E nonostante io sia una che all’entrata dei luoghi sacri metterebbe un limite di accesso alle persone sotto il metro e venti, come su certi giochi di Gardaland, devo dire che mi sono persino commossa a vedere tutti quei bambini. Perché, come ci ha ricordato il Vescovo in alcuni passaggi dell’omelia, la famiglia è il cuore. E’ il cuore della Chiesa, ma anche del mondo. E’ un cuore vivo, che pulsa, che batte a volte con fatica; che non è fatto di titanio ma di carne, e che pertanto può essere ferito, come ha ricordato la testimonianza di una delle tre coppie invitate a parlare all’inizio della veglia, prima dell’arrivo del Papa. E lo stesso Francesco lo ha ribadito poi nel suo discorso: “Dobbiamo prestare orecchio ai battiti di questo tempo e percepire l”odore’ degli uomini d’oggi, fino a restare impregnati delle loro gioie e speranze, delle loro tristezze e angosce. A quel punto sapremo proporre con credibilità la buona notizia sulla famiglia.”

Il Sinodo si è aperto e, nel momento in cui scrivo, già chiuso da qualche settimana; con buona pace di chi ha detto tutto e il contrario di tutto sulle sue conclusioni, qualche risposta definitiva (oddio, detta così sa di ultima domanda al Milionario) si saprà solo l’anno prossimo. Menomale perché se no, in ritardo come sono sempre sull’attualità (le notizie le apprendo solo quando vado dalla parrucchiera, unico momento in cui riesco a sfogliare un giornale), a questo punto dovrei informarmi su cosa, effettivamente, si sono detti i padri sinodali, perché ancora di preciso non lo so… mi sto ancora gustando la bellezza del tramonto sopra il colonnato del Bernini, che saprà di slogan turistico ma ti emoziona sempre ogni volta, che anche se sei con altre ottantamila persone sembra che qualcuno lo abbia messo lì solo per te, quel cielo viola e arancione. Come un dono dall’Alto. Come un regalo che ti sorprende e ti emoziona; a ricordarti che quello che hai, tutto quello che hai, che tu ci creda o no, anch’esso è un dono di Dio. A cominciare dalla tua famiglia.

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